Un'infanzia abusata

Intervista all'autrice di "La bambina che beveva cioccolata", Laura Monticelli Conetta. Una storia di odiose violenze inflitte da chi voleva proteggerla. Una tragica testimonianza di un caso di pedofilia che coinvolge per oltre sei anni una bambina nell'età dei sogni e tocca la sensibilità di chi legge. Con mano ferma e molta lucidità, Laura Monticelli Conetta racconta nel libro "La bambina che beveva cioccolata" la sua dolorosa infanzia devastata da un pedofilo. Sotto lo sguardo distratto e indifferente di chi doveva proteggerla, bene si riassume il commento rabbioso del carabiniere che la libera, indirizzato a chi doveva difenderla: "Che razza di madre è lei?"

Un'intervista dove l'autrice coglie anche precise responsabilità dei media che mercificano il corpo della donna e la sempre più urgente necessità di fare prevenzione, a casa e nelle scuole, con i giovani, possibili autori di violenze.

Leggendo la tua testimonianza "La bambina che beveva cioccolata" si scopre che l'unica dolcezza riconducibile a un'infanzia normale si trova solo nel titolo.

La mia infanzia finirà a soli otto anni dopo la morte di mio padre, quando, su richiesta di mia madre, il Tribunale dei Minori assegnò a me e mia sorella (di tre anni più grande) un tutore. Era solo un conoscente di mia madre e del quale lei aveva un certo timore. Lui gestiva anche la parte economica della nostra famiglia: dopo qualche anno convinse mia madre a vendere la casa e a farci trasferire vicino a lui, così il suo controllo era totale.

Da subito cominciò a limitare la mia vita. Potevo uscire solo per andare a scuola, mi era proibito giocare in cortile con altri bambini, andare alle feste del paese, di compleanno. Rimanevo sempre in casa a guardare il mondo dalla finestra, isolata e senza contatti, così poteva plagiarmi meglio".

La violenza comincia quando hai poco più di otto anni sotto forma di un gioco che non puoi rifiutare, proposto prima con voce suadente e tranquillizzante, passando poi alle minacce e alle percosse quando tenterai di ribellarti.

Io, piccola e indifesa, non sapevo oppormi. Mi faceva credere che era suo dovere insegnarmi quelle cose, che potevo essere orgogliosa perché le facevasolo con me e che io dovevo farle solo con lui. Non mi ha permesso di distinguere il bene dal male. Riusciva a convincermi che lui era come Dio e con lui era il paradiso. Mi diceva che saremmo stati felici e sempre insieme, con una casa nostra e dei figli. Ero completamente plagiata, sedotta dal mio aguzzino... vita e pensieri di una donna grande messi nella testa e nel corpo di una bambina ingenua.

Quest'uomo, poco a poco, s'insinua nella tua vita e ti educa ai suoi desideri deviati fino a raggiungere il suo scopo. Aveva già precedenti per abusi?

Non posso rispondere con precisione assoluta. E' probabile che la persona in questione avesse già commesso questo tipo di reato, anche se non è da escludere che io possa essere stata la sua unica vittima. E' quello che viene definito 'pedofilo esclusivo', cioè chi abusa di una sola vittima in tutta la sua vita. Era sicuramente una persona con problemi psichici e manie di onnipotenza, non saprei dire fino a che punto egli abbia pianificato il tutto. Certo è che non ha mai saputo controllare i sui istinti deviati, arrivando, passo dopo passo, a commettere questo tipo di reato, privo della coscienza del male che poteva causare.

Sorgono spontanee tantissime domande, scusaci. Che età aveva, viveva con voi o aveva una sua famiglia, che professione svolgeva, considerato il tanto tempo libero per controllarti?

Era sulla cinquantina ed era molto stimato pubblicamente, aveva una famiglia con quattro figli: due maschi e due femmine, viveva con loro ma abbastanza vicino da potermi seguire sempre. A memoria non ricordo che abbia mai lavorato se non facendo per brevi periodi il rappresentante di articoli per cucina.

Tua sorella appare come una figura sbiadita, come mai? Il mostro l'ha risparmiata perché era troppo grande?

Il pedofilo punta sempre alla persona più fragile perché gli è più facile raggiungere il suo obiettivo. Io ero più piccola e probabilmente più sofferente per la mancanza dell'affetto di mio padre, mentre mia sorella è sempre stata più legata a mia madre. In quel periodo ero io la persona più fragile, più isolata, più bisognosa d'affetto e quindi una facile preda.

Tua madre era una donna molto distratta, assente, non si accorge del dramma che stai vivendo. Non si domanda il senso di quei lunghi giri in macchina da soli e ti lascia completamente in balia di quell'uomo. L'hai mai perdonata?

Perdonare... Il vocabolario dice: 'non punire, con atto nobile e generoso, un'offesa o un danno che altri ti hanno arrecato.' Non so se l'ho perdonata. Mi son presa cura di lei fino alla morte, come una figlia dovrebbe fare con una madre. Non ho mai cercato la vendetta, risparmiandole accuse e rimproveri. Forse non l'ho amata mai profondamente ma non l'ho certo odiata. Credo che questa sia già una forma di perdono.

Ma ci sarà un'altra figura femminile che non ti aiuterà, nonostante fosse suo dovere farlo.

Sì, la dottoressa dell'ospedale dove venni ricoverata a undici anni per forti dolori addominali. Le confidai cosa succedeva con quell'uomo, che quei giochi mi facevano male, ma lei mi dimise senza far nulla. Avrà creduto che fossi solo una ragazzina bugiarda ed esaltata.

Saranno i carabinieri a liberarti, un giorno, dopo la denuncia di tuo fratello (figlio di prime nozze di tua madre),che poi diventerà il tuo nuovo tutore.

Con la mamma e mia sorella, subito dopo la scoperta dei fatti ci trasferimmo a Milano, ambiente completamente nuovo perché sono trentina, nata a Tione e cresciuta a Lodrone di Storo. Avevo solo quindici anni e tutto da costruire. I primi mesi ero sbandata, incapace di dire 'no' ai ragazzi che incontravo. La mia fortuna è stata conoscere presto il mio attuale marito e diventare mamma di una bambina (oggi ha ventun anni), scoprendo in me quella sensibilità materna che mi era sempre mancata.

Alla violenza seguì un processo: come lo vivesti?

Ho ancora oggi gli incubi se penso al tribunale: lui alla mia destra con moglie e figli mentre si agita sulla panca e ride di me. Ci sono stati continui sopralluoghi nei posti dove lui mi portava, visite mediche e interrogatori. Potevano risparmiarmi tutte queste nuovo torture. Lo condannarono a sette anni, ma per problemi di salute dopo pochi mesi ebbe gli arresti domiciliari. Nessun risarcimento, perché era tutto intestato ai figli e risultava nullatenente.

Ti fa male rievocare quanto successo, o è liberatorio parlarne?

Dopo essermi chiusa in me stessa fino ad avvolgermi sono nel dolore, provando ogni sorta di senso di colpa e disistima, ho compreso che parlarne era liberatorio. Magari anche rischioso perché ci può essere sempre qualcuno che pensa ci sia stata connivenza e giudica superficialmente. E' diventata poi una mano tesa per stringere quella di tante altre donne vittime di abusi e dare loro l'immagine di una persona riemersa da quel mare in burrasca.

Cosa diresti a chi ha subito un'esperienza di abusi?

Di avere coraggio, di non lasciarsi abbattere completamente, di parlarne, di scriverne e di farsi aiutare con una psicoterapia. E' dura ma alla fine si riesce a farcela, non bisogna perdere la speranza e la fiducia in una vita migliore.

E a chi commette abusi e violenze causando enormi drammi?

Non tutti i pedofili e violentatori sono consapevoli del dolore che causano alla vittima e delle conseguenze che questo reato porta con sè. Ho ascoltato testimonianze di pedofili in cura, che solo in quel momento comprendo il dramma causato. Per alcuni di loro inizia una vita di sofferenza e lotta interiore, quando capiscono di aver seguito istinti deviati. Istinti che, con la giusta informazione e un po' di aiuto, avrebbero potuto controllare. E' necessario fare prevenzione nelle scuole, parlare con i giovani, in quanto potenziali futuri pedofili, stupratori e aggressori. Spiegare loro che gli impulsi sessuali devianti si possono riconoscere e fermare prima di causare un danno agli altri e a se stessi. Purtroppo i media hanno grande responsabilità nel mostrare il corpo della donna come fosse solo un oggetto, trascurando in questo modo anche tutti i diritti inviolabili dei bambini. Tanti giovani crescono pensando di potersi permettere tutto e, quando lo ottengono, cercano altro a danno di chi è meno forte. Si comprano e si vendono bambini, i loro organi, si arriva a ucciderli dopo essersene serviti; le donne vengono umiliate, picchiate, uccise. E' una società che manca di coscienza e che bisogna ricostruire partendo da noi.

Divulghi il tuo libro e la tua esperienza con lo scopo di...

Dare speranza e aiuto alle persone che hanno vissuto la mia stessa esperienza, fornire le giuste informazioni. Far conoscere il tema al di là della cronaca, della quale si occupano a sufficienza i media spettacolarizzando questi drammi

Laura... ci sono attimi o giornate in cui riesci a non pensarci?

Non si dimentica mai. E' un dramma che ci si porta dentro tutta la vita. S'impara a convivere con le ferite che devono ancora cicatrizzarsi del tutto, cercando di non farle sanguinare più. Ho provato a trarre dal dolore che la vita mi ha riservato un modo per essere d'aiuto, prima a me stessa e poi ad altre persone abusate. Ho scoperto su di me che è terapeutico esprimersi attraverso la scrittura, poesia, testi per canzoni e che sta diventando più di una passione.

Avrai provato desideri di vendetta verso quest'uomo.

Certo, ho provato tutti i sentimenti possibili di chi è stato segregato e violentato per anni da un aguzzino. Difficile spiegarli... la rabbia è tanta. Ma poi ho capito che è controproducente incitare all'odio, specialmente altre vittime e i loro familiari. Odiare fa più male a me che a lui, sono io che odiando non trovo pace e serenità.

Nadia Ioriatti, Questotrentino, Novembre 2012