Solo noi e soltanto noi siamo il nostro riscatto, il nostro perdono, la nostra condanna, la nostra libertà.

Nessun altro può essere anche solo una di queste cose.

 

Riconoscere la violenza quando avviene non è semplice.

Se la si vive da bambini e la si confonde con l'amore, ancora meno.

Può succedere che la si scopra solo a distanza di molti anni e non si riesca a darle né nome né voce.

Il ricordo mancato si manifesta allora attraverso disagi fisici e psichici, sensi di colpa e domande senza risposta che condizionano il presente.

La testimonianza personale di una donna adulta ci aiuta a oltrepassare il confine dell'omertà che circonda l'abuso sessuale infantile alla scoperta di una realtà in cui ritrovare la propria voce diventa ricerca di un equilibrio di vita.

 


Recensione

Un susseguirsi incessante di emozioni accompagnano la lettura di questo libro, emozioni a volte di un dolore struggente, come la storia della violenza subita; a volte di una gioiosa speranza, come la ricerca di un mondo migliore all’insegna dell’amore e della solidarietà; a volte di una profonda solitudine, come la consapevolezza che niente e nessuno potrà capire fino in fondo che cosa vuol dire riappropriarsi della propria vita, quando qualcuno, nell’età dei sogni, ha cercato di “annullarla” per il proprio tornaconto.

Una testimonianza atroce, dolorosa, sofferta in ogni intima fibra, agghiacciante nella sua cronaca semplice e lineare. Il silenzio, la paura, l’annientamento fino al momento del riscatto.

Ma non solo emozioni, accanto ad esse anche tanti perché. Perché il silenzio di una madre. Perché l’iter della giustizia è accompagnato da sofferenza, pressioni psicologiche, incomprensioni, sensi di abbandono. Perché la nostalgia di ciò che ha fatto soffrire e ha segnato, per sempre, la vita.

Perché…

Avranno mai una risposta questi “perché”? Forse sì, forse no, forse solo alcuni o forse non è neanche così determinante ricercare a tutti i costi una risposta, ma è già importante parlarne, come immagino lo sia stato per la scrittrice che ha fatto del suo racconto un atto liberatorio. Ma come sarà il suo domani?

Immagino che lo sforzo, condotto dall’autrice, di razionalizzazione delle proprie emozioni abbia contribuito a creare un po’ di ordine dentro il suo cuore e mi auguro che per un momento abbia trovato anche un po’ di pace, ma una volta terminato questo processo, come sarà la sua strada?

Nel racconto si intravvedono lievi speranze, abbozzi di percorso ma nulla di definito. Per questo sarebbe interessante organizzare momenti di incontro con l’autrice che ci ha regalato spunti di riflessione, attraverso messaggi di invito a guardare intorno a noi e a capire un po’ di più dove si nasconde la sofferenza.

Alberta Chierichetti